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Unsplash: milioni di immagini gratuite prive di copyright da scaricare e utilizzare in progetti personali e didattici

Unsplash è un sito che offre milioni di immagini prive di copyright da scaricare e utilizzare in progetti personali e didattici.

Le immagini sono gratuite e disponibili in varie formati, anche ad alta ed altissima risoluzione.

Si tratta di una delle delle migliori fonti dove ottenere foto gratuite per insegnanti e studenti, soprattutto nella sezione dedicata alla scuola che si chiama Unspalsh for Education, in cui studenti e formatori possono cercare ed accedere a un’ampia varietà di foto da utilizzare per la scuola.

Unsplash è totalmente gratuito e non richiede registrazione.

Si possono scaricare e utilizzare le foto con o senza attribuzione. La loro licenza, infatti, afferma che tutte le foto possono essere scaricate e utilizzate gratuitamente per finalità commerciali e non commerciali e che nessun permesso è necessario per la pubblicazione (anche se l’attribuzione è ovviamente apprezzata).

Il sito, che include anche un motore di ricerca interno, ospita oltre 2 milioni di foto gratuite fornite da una community di fotografi che le rendono disponibili senza chiedere profitti.

La sezione per l’istruzione incorpora un set di collezioni con centinaia di foto che riguardano l’arte, la storia, la geografia, lo spazio, la natura, la scuola, la matematica, le scienze e molto altro.

Willow: strumento link in bio gratuito per pubblicizzare la nostra presenza su internet

Willow è uno strumento link in bio gratuito per pubblicizzare la nostra presenza su internet.

Pensato per tutti e in particolare per chi gestisce siti, blogger, webmaster, youtuber, influencer o per chiunque gestisca una piattaforma di contenuti e canali social.

Willow permette di creare un link breve personalizzato da inserire in una bio di Instagram per esempio, il quale contiene tutti i link della nostra presenza internet in modo da indirizzare i nostri seguaci a siti, pagine web, canali social che gestiamo.

Una volta creato un account gratuito è necessario inserire un nickname per ottenere il nostro link personalizzato da inserire nelle bio social. Per esempio il mio è https://wlo.link/@terminal

Successivamente si possono inserire i link ai nostri siti web, canali social e alle nostre pagine web.

Si può anche modificare la grafica con modelli colorati già pronti o inserendo un’immagine di sfondo e ottenere template specifici per smartphone, computer desktop, ecc.

Willow offre anche un sistema di statistiche per monitorare i click sui link proposti.

Volendo si può anche mettere un link a PayPal in modo che quando un follower lo desidera, può accedere ed effettuare un pagamento al nostro account.

Si tratta di una funzione molto importante per chi ha bisogno di un modo semplice per ricevere pagamenti e micro pagamenti in stile buy me a coffe.

Presto sarà proposta anche una versione a pagamento per professionisti con temi personalizzati e statistiche pro.

Vedi anche: Linktree: strumento gratuito per ottimizzare la nostra presenza su internet (e per aggirare i blocchi di Instagram e Facebook)

Picfont: aggiungere scritte alle foto (anche con testo ricurvo), trasformare una scritta in un’immagine, creare banner e loghi facilmente

Picfont è una pratica web app che consente di aggiungere scritte alle foto (anche con testo ricurvo), trasformare una scritta in un ‘immagine e creare banner e loghi in modo molto semplice ed intuitivo.

Da quando l’ho recensita, appena uscita nell’ormai lontano 2008, l’applicazione è migliorata e si è evoluta in meglio inserendo la funzione della curvatura del testo e tanto altro ancora.

Con essa, non solo si possono creare scritte personalizzate in un infinità di modi, scegliendo font, colori, sfondi, dimensioni e mille altri effetti, ma anche grafiche, banner e loghi da inserire in documenti o pagine web sfruttando le numerose opzioni a disposizione.

Per ottenere l’effetto curvatura, una volta creata la scritta, basta fare clic sulla rotella dell’ingranaggio e selezionare l’apposita opzione. È possibile modificare la curva da Normale a Media o Forte.

Se vogliamo che il nostro testo si ricurvi verso il basso invece che verso l’alto, bisogna scegliere l’opzione Inverti.

Se si disabilita lo sfondo, si può salvare l’immagine PNG con uno sfondo trasparente e quindi si integrerà perfettamente nei nostri lavori.

Picfont non richiede di effettuare il login, basta visitare il sito web e iniziare a creare.

Sono a disposizione una serie di modelli le cui dimensioni si adattano perfettamente per le testate di nostri social: YouTube, Instagram, Facebook, Twitter, ecc.

Si tratta di uno strumento gratuito che mostra pubblicità non troppo invadente ma che non include fortunatamente orribili filigrane (watermark) sull’immagine creata come invece fanno di solito siti di questo genere.

Picfont funziona bene anche nei dispositivi mobili. Ecco alcuni rapidi esempi di quello che si può realizzare in pochi minuti:

Textreel: app per trasformare automaticamente testi scritti e registrazioni audio vocali in video

Textreel è un’app in grado di trasformare automaticamente testi scritti in video.

Si tratta di un servizio che automatizza il laborioso processo di conversione dei file audio in video.

Si possono convertire clip audio, podcast e semplici memo vocali audio in video personalizzati che possono essere utilizzati per raggiungere un pubblico più ampio sulle piattaforme di social media o persone afflitte da alcune problematiche fisiche.

I filmati possono essere generati in modo che la lettura sia più originale e possa essere condivisa sui social dedicati ai video in tutto il mondo.

Textreel, previa registrazione, addebita $ 0,30 per ogni minuto generato.

Il risultato può essere personalizzato scegliendo il tipo di animazione desiderato: parole colorate allo scorrere della lettura, numero delle parole sulla schermata, colore, font e altre opzioni legate all’impatto estetico.

Si tratta in definitiva di una web app che, sebbene presenti un costo, può facilitare il lavoro di alcune persone.

Didattica a Distanza e diritto alla disconnessione ai tempi del Covid-19

Non sono uno psicologo, non sono un legislatore, sono solo un insegnante sovraccarico di responsabilità, a maggior ragione in questi tempi di emergenza dovuti al Covid-19, e come tale parlo delle mie sensazioni personali.

Sono anche un blogger della prima ora, un esperto di internet se volete. I miei siti sono online ormai dal lontano 2005, pertanto credo di avere una certa esperienza riguardo alle dinamiche di fruizione ed utilizzo del web.

Nasceva Twitter ed eravamo in quattro gatti a raccontare come funzionava, Facebook era un orto coltivato da pochi intimi lontanissimi fisicamente tra loro; il 6 ottobre 2010 veniva fondato Instagram ed io lo recensivo già il 16 ottobre di quell’anno in Italiano. Insomma, ne ho vista di acqua scorrere sotto i ponti…

In un mondo di grafiche 1.0, in cui i siti di interesse scolastico erano statici, pieni di luccichii, immagini glitterate e gif animate, noi eravamo quelli del web dinamico e condiviso, eravamo quelli del web 2.0.

Allora i blogger erano come gli youtuber di adesso, ovvero i primi a veicolare informazioni e a divulgare notizie nel web, ovviamente con velocità di connessione a 54 mps…

Eravamo le mosche bianche del web e, coincidenza del caso, alcuni di questi miei amici di un tempo lontano sono ora diventati addirittura dirigenti scolastici!

Fatta questa dovuta premessa e visto che parlo da osservatore a titolo personale, senza riferimento alcuno a persone che conosco direttamente, posso affermare che sono sbalordito e stordito dal flusso enorme di informazioni che in questo momento arrivano al mondo della scuola, soprattutto nei canali social, riguardo alla Didattica a Distanza e in particolare a noi insegnanti, al punto tale che non sono neanche più desiderate, non le controlliamo più, né le cerchiamo, siamo solo costretti a subirle.

Ė tutto un susseguirsi di webinar, tutorial, video, guide di ogni tipo, talvolta molto utili ma spesso superflui, fatti male e privi della tutela dei dati personali e della privacy delle persone coinvolte. All’improvviso siamo tutti diventati video maker ed esperti di cloud….

Si è innescata persino una dinamica di mercato tra le aziende del settore, che fanno bene a coltivare i propri interessi e a proporre soluzioni, e privati che fiutano una specie di tornaconto personale per incrementare il proprio business. 

I media ci informano che assistiamo a videolezioni con alunni che disturbano o a veri e propri casi di cyberbullismo nei confronti dei prof, danno notizia della condivisione dei link delle videoconferenze “aperte” nelle chat personali degli studenti al solo scopo di intromettersi per mostrare oscenità e turpiloqui, di genitori spioni e maleducati, di chi si è inventato account fake come operatore Google per entrare nel sistema, di presidi che fanno riunioni collegiali in video conferenza con tanto di votazione e delibere, di chi vuol abolire le vacanze scolastiche, il giorno libero e le feste comandate in nome della DaD e chi più ne ha più ne metta. Questo circuito vizioso è sotto gli occhi di tutti o almeno di chi lo vuol vedere.

I miei dubbi dunque sono questi: chi disciplina all’interno delle scuole il flusso delle informazioni? Sono stati fissati paletti sul sacrosanto diritto alla disconnessione? Ė  stata informata la comunità scolastica delle regole che l’istituzione si è posta o meno?

In ogni scuola, soprattutto, dagli Istituti Comprensivi in giù, considerata la diffusa (fino a ieri) idiosincrasia per l’informatica, ci sono figure di sistema che sopportano un cumulo di ruoli tecnologici molto pesante e non sempre riconosciuto: gestore del sito web, animatore digitale, funzione strumentale al POF, redattore di progetti PON, amministratore del cloud, tecnico informatico, formatore a distanza… Proprio come il famoso Mister Wolf di tarantiniana memoria!

Il peso della situazione di emergenza che viviamo, l’enorme carico di responsabilità, molto spesso ricade proprio sulle loro spalle, con conseguenze che non sono facili da immaginare neanche per chi vive la scuola da dentro.

Ė tutto un susseguirsi di telefonate, mail e chat: quella della DaD, quella del plesso, quella con i rappresentanti di classe, quella con i gruppi docenti, quella delle commissioni tecnologiche, quelle private dei colleghi e via dicendo. Insomma è un circolo vizioso che non ha mai fine, non ha orari, sempre disponibili 24 ore su 24, 7 giorni su 7 alla settimana. 

Dobbiamo essere sempre pronti a rispondere, anche fuori servizio, senza pensare che sia un’azione di disturbo, con la conseguenza che risulta ormai impossibile riuscire a conciliare il lavoro con la nostra vita privata.

Tutto questo è una follia che va regolamentata al più presto dalla normativa scolastica in modo serio, non solo dalla contrattazione integrativa d’Istituto: quel poco che ha già previsto il legislatore non basta più.

Sempre connessi, insegnanti e famiglie sono costretti a subire la perdita della propria intimità, della propria vita personale, affettiva e familiare. Il  tempo ci viene rubato, sottratto da una concezione dello smart working che di smart ha davvero ben poco. 

In ogni famiglia c’è un parente malato, ci sono bambini piccoli da accudire, ci sono vecchi da aiutare o affidati a badanti da sostenere, ci sono persone disabili, ci sono problematiche interiori di ogni genere, in un tempo in cui risulta difficile persino fare la spesa…

A mio avviso, è giunta l’ora di staccare la spina e di fare una pausa di riflessione profonda sul senso di questo burnout collettivo auto indotto, sul valore effettivo di tale euforia di massa, sulla forzata iperconnettività ed esposizione mediatica a cui siamo sottoposti. 

Noi insegnanti facciamo cose che non sono previste neanche lontanamente dal nostro contratto di lavoro e vige una grande incertezza sulle regole della privacy, mai labili e vaghe come oggi.

C’è inoltre da fare i conti col carico emotivo enorme da sopportare nel rapporto a distanza insegnanti-insegnanti, insegnanti-famiglie e nel dialogo insegnanti-studenti. Di fronte alle confidenze struggenti di una mamma impensierita e allarmata o alle preoccupazioni intime di un ragazzino, siete disposti a rinunciare all’empatia che si genera in questi momenti di difficoltà o la vostra coscienza vi dice che è  necessario rispondere in modo rassicurante ed esaustivo misurando attentamente le parole con un briciolo di umanità?

E poi, siamo così convinti che il nostro sforzo arrivi a tutti? Ricordiamoci che c’è chi può e chi non riesce, c’è chi non vuol essere nemmeno raggiunto, chi non ha i mezzi tecnologici per farlo, chi non possiede un computer, un tablet o una stampante e nemmeno una connessione ad internet. L’inclusione di tutti, il sostegno pedagogico alle famiglie (e spesso anche morale) sono obblighi etici irrinunciabili, per quanto mi riguarda.

In pratica le scuole al momento fanno solo una Didattica di Emergenza e non una Didattica a Distanza strutturata e (almeno in parte) pianificata dall’alto.

Se le tematiche del diritto alla disconnessione sono attuali da una manciata di mesi, ora più che mai, ai tempi bui della pandemia, diventano cogenti e improcrastinabili. 

C’è bisogno di tutela e di fissare limiti ben precisi, per il bene comune di tutti.

Scrivo questo post il 7 aprile 2020, giorno in cui viene annunciato il decreto scuola dovuto all’emergenza Covid-19, in cui la DaD viene indicata come unico sistema per concludere l’A.S. in corso e forse per iniziare anche il prossimo.

Il tutto in presenza di una normativa vaga e in costante aggiornamento, quando per stessa ammissione del ministro preposto si rivelano “lacune nella digitalizzazione” al vertice del Ministero, figuriamoci a ricaduta quali mancanze possono esserci negli USR, negli USP e nelle scuole stesse!

Mi chiedo allora, quali strategie e investimenti sono in programma per rimuovere gli ostacoli  e garantire l’accesso a internet a tutti? E se la DaD diventa pratica obbligatoria, quali mezzi e piattaforme lo Stato intende mettere a disposizione della comunità scolastica?

La Didattica a Distanza rappresenta ormai la chiave di volta nel mondo della scuola, un punto di non ritorno, e le mie sono solo alcune delle domande che presto avranno bisogno di risposte certe da parte delle Istituzioni.

I  miei siti:

Social:

Linktree: strumento gratuito per ottimizzare la nostra presenza su internet (e per aggirare i blocchi di Instagram e Facebook)

Linktree è uno strumento gratuito per ottimizzare la nostra presenza su internet.

Pensato per tutti e in particolare per chi gestisce siti, blogger, webmaster, youtuber o per chiunque gestisca una piattaforma di contenuti e canali social.

In pratica linktr.ee consente, in modo molto semplice ed intuitivo, di creare un breve link personalizzato, da inserire in una bio per esempio, che contiene tutti i link della nostra presenza internet in modo da indirizzare i nostri follower: siti, pagine web, social, ecc.

Il sistema, insomma, è in grado di generare un link perfetto per una biografia su Instagram, per i post di Facebook o per il profilo di Twitter.

Si accede a linktree registrandosi gratuitamente anche via Instagram e otterremo un URL specifico corrispondente al nostro profilo pubblico, del tipo linktr.ee/nomeutente, il mio per esempio è linktr.ee/terminal62

L’account gratuito è più che sufficiente in quanto è possibile ottenere collegamenti illimitati, visualizzare il numero totale di volte in cui è stato fatto clic su ciascun collegamento, controllare il numero di visualizzazioni, scegliere la grafica desiderata tra una selezione di temi, caricare un’immagine del profilo (quella di Instagram è inserita di default).

Il servizio  permette anche di integrare un programma di affiliazione Amazon.

Si tratta anche di un sistema molto semplice ed efficace per aggirare i blocchi di Instagram o Facebook.

Può capitare infatti che tali social, in modo del tutto arbitrario ed univoco, impediscano la condivisione di link da siti che risultano per qualche motivo bannati e rimuovano  tutti i contenuti  pubblicati in precedenza: una autentica disdetta per chi lavora su internet.

Richiedere assistenza, inoltre, sembra una impresa impossibile.

Linktree, non fornendo i link diretti bloccati, consente di aggirare questo problema inserendo collegamenti di secondo livello e offrendo anche una serie di contenuti aggiuntivi.

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