Ti è mai capitato di correggere un compito e avere la sensazione che qualcosa non tornasse? Il testo è troppo fluente, le risposte troppo complete, la struttura troppo perfetta per un bambino di quinta. Oppure hai trovato un alunno con lo smartphone in mano mentre faceva i compiti e, guardando lo schermo, hai visto una risposta già pronta comparire in tempo reale.
Strumenti come AISolver — e le decine di app simili disponibili gratuitamente su App Store e Google Play — permettono agli studenti di fotografare un esercizio e ottenere la soluzione completa in pochi secondi. Funzionano dalla scuola primaria all’università, coprono tutte le materie e non richiedono registrazione. In questa guida ti spiego come funzionano, come riconoscere quando vengono usati e — soprattutto — cosa fare come insegnante.

Come riconoscere l’uso di AI nei compiti e cosa fare: guida pratica per insegnanti
📷 Come funziona AISolver (e le app simili)
AISolver è un risolutore AI accessibile da browser e da app mobile. Il meccanismo è semplice: l’alunno scatta una foto all’esercizio scritto sul quaderno o sul foglio del compito, la carica nell’app e in 10-30 secondi riceve la soluzione completa con il procedimento passo per passo.
Non risolve solo matematica: funziona con problemi di testo, comprensioni dell’italiano, domande di storia e geografia, traduzioni di inglese, esercizi di scienze. Riconosce sia la scrittura stampata che quella a mano.
Le app più usate dagli studenti italiani in questo momento sono:
- AISolver — browser e app, gratuito, tutte le materie
- Photomath — specializzato in matematica, molto diffuso alle primarie
- Socratic di Google — gratuito, tutte le materie, integrato con Google
- Gauth — matematica, fisica e chimica, molto preciso
- Solvo — tutte le materie, riconoscimento vocale incluso
- RisolviCompiti — versione italiana, senza registrazione
Tutte funzionano allo stesso modo: foto → soluzione. Alcune aggiungono la spiegazione del procedimento, altre solo il risultato finale.
🔎 Come riconoscere quando un compito è stato fatto con l’AI
Alla scuola primaria i segnali sono abbastanza riconoscibili, perché il divario tra il livello di scrittura in classe e quello a casa diventa evidente, più difficile alla secondaria.
Segnali nel testo scritto
- Vocabolario notevolmente più ricco di quello usato normalmente dall’alunno
- Frasi lunghe e strutturalmente complesse, con subordinate elaborate
- Assenza degli errori tipici di quell’alunno (ortografia, punteggiatura, concordanze)
- Risposte eccessivamente complete che vanno oltre la domanda posta
- Struttura identica per tutti gli alunni (stesso ordine dei punti, stesse espressioni)
Segnali nei problemi di matematica
- Procedimento presente ma copiato meccanicamente, senza la grafia tipica dell’alunno
- Calcoli corretti ma con passaggi che l’alunno non sa spiegare a voce
- Notazione matematica diversa da quella usata in classe
Il test più efficace
Chiedi all’alunno di spiegare a voce come ha risolto l’esercizio. Se il compito è stato fatto autonomamente, saprà ripercorrere il ragionamento anche con qualche incertezza. Se è stato copiato dall’AI, non riuscirà a spiegare i passaggi o fornirà una spiegazione identica al testo scritto, come se stesse rileggendo.
⚠️ Perché è un problema (e perché non lo è del tutto)
Prima di reagire, vale la pena distinguere tra usi diversi.
È un problema quando l’alunno usa l’AI per sostituire il pensiero: copia la soluzione senza capirla, non sviluppa autonomia, non consolida le competenze. Il compito perde la sua funzione di rinforzo e pratica.
Non è necessariamente un problema quando l’alunno usa l’AI come si userebbe un dizionario o un libro di testo: per sbloccarsi su un passaggio difficile, per verificare una risposta, per capire dove ha sbagliato. In questo caso l’AI diventa uno strumento di apprendimento.
La differenza non è nello strumento, ma nell’uso. E la responsabilità di orientare quell’uso è dell’insegnante e della famiglia insieme.
📚 Cosa fare concretamente: 6 strategie per la scuola primaria
1. Parla apertamente con la classe
Prima di vietare o sanzionare, spiega. Dedica 20 minuti a mostrare alla classe come funziona un’app come AISolver — proiettala alla LIM, mostra cosa produce e poi chiedi: “Se la usiamo per fare i compiti, cosa impariamo?”. I bambini della primaria, se guidati, capiscono la differenza tra farsi aiutare e farsi sostituire.
2. Ridisegna i compiti a casa
I compiti più vulnerabili all’AI sono quelli con una risposta unica e verificabile (risolvere un problema, rispondere a domande chiuse, tradurre frasi). Sostituiscili o affiancali con compiti che richiedono esperienza personale:
- Scrivi 3 cose che hai osservato oggi fuori casa
- Disegna e poi descrivi
- Intervista un familiare su questo argomento
- Porta in classe un oggetto che rappresenta quello che hai imparato
Questi compiti sono impossibili da delegare all’AI perché richiedono un’esperienza reale.
3. Usa la verifica orale come strumento ordinario
Non come punizione per chi sospetti abbia copiato, ma come pratica normale per tutta la classe. Due o tre volte a settimana, chiedi a qualche alunno di spiegare a voce un esercizio del compito. Diventa una routine e un incentivo a capire davvero.
4. Coinvolgi le famiglie
Molti genitori non sanno che queste app esistono. Invia una comunicazione — una circolare o un messaggio sul registro — in cui spieghi cosa sono, come funzionano e quale approccio adottate a scuola. Non in tono allarmistico, ma informativo. Le famiglie che sanno possono monitorare e orientare.
5. Distingui tra plagio e uso assistito
Stabilisci con la classe regole chiare: l’AI può essere usata per capire (chiedere spiegazioni, verificare errori), non per sostituire (consegnare la soluzione come propria). Rendila esplicita, come fai con il dizionario o con la calcolatrice.
6. Segnala e documenta, non solo sanziona
Se hai evidenza sistematica che un alunno non sta sviluppando le competenze attese perché usa l’AI in modo sostitutivo, documentalo nel registro e affrontalo come faresti con qualsiasi altra difficoltà di apprendimento: colloquio con la famiglia, adattamento delle attività, monitoraggio nel tempo.
💡 Un cambio di prospettiva: l’AI come oggetto di studio
C’è un’opportunità nascosta in tutto questo. Gli alunni che usano AISolver stanno interagendo con strumenti AI reali. Invece di combattere questa realtà, puoi trasformarla in un’occasione didattica:
- Mostra come funziona un risolutore AI e chiedi alla classe di valutare se la risposta è corretta
- Usa un problema che l’AI risolve in modo errato e chiedi agli alunni di trovare l’errore
- Discuti: quando è utile usare questi strumenti? Quando no?
- Collega all’educazione civica digitale: responsabilità, onestà, apprendimento autentico
Un alunno che impara a usare gli strumenti AI in modo critico e consapevole ha acquisito una competenza del ventunesimo secolo più preziosa di chi semplicemente li usa o semplicemente li evita.
Conclusione
AISolver e le app simili non spariranno. Diventeranno più potenti, più veloci e più facili da usare. La risposta non è il divieto — impossibile da far rispettare e controproducente — ma la formazione: degli alunni, delle famiglie e degli insegnanti stessi.
Il tuo vantaggio come insegnante è che conosci i tuoi alunni. Sai come scrivono, come ragionano, quali errori fanno. Nessuna app può replicare quella conoscenza — ed è su quella conoscenza che si costruisce la relazione educativa che fa la differenza.
Hai già affrontato questa situazione in classe? Cosa ha funzionato? Scrivilo nei commenti.
Trovi altre risorse sugli strumenti AI per la scuola su maestroalberto.it.