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Il successo spagnolo di Google CSE

platitos

Come ho già avuto modo d dire più volte in questo blog in Spagna (Paese al passo coi tempi della Rete) si sono resi conto delle innumerevoli potenzialità di Google CSE (o Co-op), lo strumento di Google che consente di generare motori di ricerca personalizzati.

librolocus

Segnalo altre due iniziative: Platitos e LibroLocos. Il primo è un motore specifico per ricette ed argomenti culinari, mentre il secondo ricerca libri, suddivisi per generi e novità editoriali. Ovviamente la lingua e i contenuti sono in spagnolo.

Avessi avuto ai miei (non lontanissimi) tempi di studente universitario specialista in spagnolo quest’ultimo servizio avrei risparmiato ore ed ore di studio e di ricerca e avrei avuto un gran aiuto nel curare la bibliografia della mia tesi di laurea…

Entro venti anni ci sarà un presidente che oggi ha un blog e la gente tornerà a leggerlo per vedere ciò che aveva detto

Matt

Lo ha dichiarato il padre di WordPress, vale a dire Matt Mullenweg (Houston, 1984), il creatore della famosa piattaforma blogging su cui si basa anche questo blog, a Siviglia in occasione di “Evento Blog España“.

Più di mezzo milione di utenti di WordPress e la sua azienda, Automattic (12 impiegati, ta i quali l’ex vicepresidente di Yahoo!, Toni Schneider,) ha ricevuto offerte di acquisto milionarie, ma per fortuna ancora WordPress continua ad essere libero e svincolato dalle grandi logiche di mercato.

Leggendo la sua intervista (in spagnolo) che tocca numerosi temi di attualità, mi hanno colpito molte dichiarazioni intelligenti e lungimiranti, soprattutto se pensiamo che vengono da un un ragazzo di soli 22 anni. Io ne sottoscrivo simbolicamente una: “il futuro del software è essere libero e gratuito“. Bravo Matt, non ti rimangiare mai queste parole!

Traduco gran parte dell’interessante intervista rilasciata a Cadena Sur (il grassetto è mio), tralasciando le domande e concentrandomi sulle affermazioni di Matt.

“Ai media tradizionali piace controllare il messaggio, ma i bloggers forniscono un certo grado di equilibrio nella comunicazione: la gente desiderava avere più voce in capitolo nei media e i blogs gliela hanno data. Penso, tuttavia, che blogs e giornalismo sono cose diverse. I giornalisti comprovano l’autenticità delle loro fonti e seguono molte regole che i bloggers non hanno, ma non credo che questo sia negativo, fa parte del loro potere. Il blog è un mezzo meno strutturato e più informale, ma anche cosi continua ad essere affidabile. Sbaglio spesso quando pubblico, ma subito arriva qualcuno che me lo dice nel primo commento. Non c’è nulla da nascondere. In ogni caso credo che tutti dovrebbero seguire certe norme etiche, i bloggers dovrebbero aspirare almeno a seguire quelle dei media tradizionali. Ma non credo che la mancanza di alcune delle ristrette regole del giornalismo sia un inconveniente.”

Ad oggi ci sono 50 milioni di bloggers, ma penso che il fenomeno continuerà a crescere, ci sono ancora 5.999 milioni di persone che non li utilizzano. Stanno arrivando nuovi strumenti che faciliteranno ancora di più le cose, Microsoft Office consentirà di postare direttamente dall’editor di testi, le grandi imprese di Internet vi stanno penentrando con decisione. Yahoo! ha appena detto che darà un nuovo impulso ai suoi sforzi in questo campo. Per fare in modo che la crescita si produca si devono rendere le cose più facili, ma anche allargare le utenze, che attualmente crescono più rapidamente del numero delle persone che scrive blogs. Attualmente WordPress.com, dove si creano 3.000 blogs al giorno, ha circa 470.000 bloggers che, soltanto in settembre, hanno ricevuto 17 milioni di visite. La maggioranza delle persone che scrive in WordPress, il 70%, lo fa in inglese, il resto in altre lingue.”

“L’8% dei post che si srivono ogni giorno hanno un link a un a foto di Flickr e un altro 10% usa servizi simili. Stiamo cercando di fare in modo di integrarci meglio con questi servizi, così come con YouTube, con il quale abbiamo un accordo per pubblicare un video in WordPress cliccando un solo bottone. In ogni modo, non credo che il testo scomparirà a causa del successo del video e del suono in Internet. Sopravviverà millenni.”

Il futuro del software è essere libero e gratuito. Anche Microsoft stà cambiando in questo senso e vende sempre più servizi e non programmi, come Google, che offre tutto gratis e poi fa soldi con la pubblicità. Il mondo del software libero se n’è reso conto 15 o 20 anni fa che ci sono altri modi fare soldi. Se WordPrerss non fosse a codice aperto non staremo qui. L’utente medio in realtà non si preoccupa della licenza che un programma utilizza, molti non sanno se il programma che usano è software libero o no. Ma se prestano attenzione al prezzo, gli piace che sia gratuito e beneficiano del lavoro della comunità di sviluppatori che non sarebbe quella che è se wordPress non fosse libero. La comunità è indispensabile, WordPress attrae i migliori programmatori, i migliori professionisti e trae beneficio da questo. Alcuni dipendenti della mia compagnia, Automattic, realizzavano cose per WordPress dopo il lavoro, impiegando ore e ore di notte senza che nessuno li pagasse per questo. Ci sono softwares che si realizzano per denaro e softwares che si fanno per amore. Credo che gli utenti sappiano distinquere perfettamente il software che si realizza con amore.”

Akismet ha avuto molto successo, abbiamo firmato accordi con Yahoo! e The New York Times. Lo spam presuppone un costo in denaro perché il tempo che impieghi per eliminarlo sono soldi persi, per questo il filtro interessa a molti siti web.”

“Con WordPress non abbiamo avuto prodotti a pagamento fino a qualche mese fa, quando abbiamo offerto la possibilità agli utenti di assegnare l’indirizzo che volevano alle loro pagine, un proprio dominio, e sta funzionando perfettamente. Questo sarà probabilmenteil modello di affare per WordPress.”

“Abbiamo ricevuto offerte di acquisto molto interessanti economicamente, ma la mia idea di successo non era lavorare per Yahoo!.
Credo che tra i grandi della rete Google sia stato quello che meglio ha saputo conservare il suo carattere innovativo, nonostante sia una compagnia enorme, ma in generale le grandi compagnie non sono capaci di innovare, questo è riservato ai piccoli. Se hai una applicazione e la utilizzano in 20 milionidi utenti, qualsiasi cambiamento è molto difficile perché nel farlo ne scontenti 100.000. Per questo i grandi comprano le piccole compagnie, anche se non ha gran effetto. Yahoo! ha comprato Flickr ma l’acqiusto non l’ha cambiata molto come compagnia. YouTube è riuscita a fare quello che Google, Microsoft, Apple o Yahoo! non sono stati capaci di fare e per qusto è stata acquistata, e non mi sembra male, è un bene che abbiano raggiunto una ricompensa per questo.”

L’aspetto fondamentale del web 2.0 è la capacità di pubblicazione, il valore è nella gente e nei contenuti. Esiste inoltre un cambiamento di mentalità degli internauti rispetto ai contenuti che generano, sui quali stanno anche acquisendo un certo controllo. Prima eravamo come nel Medioevo, dove molti lavoravano la terra di un padrone e raggiungevano per questo pochi benefici. Ora si condividono i risutati tra chi pubblica i contenuti e chi li produce. E’ un cambiamento di mentalità che provovca una rivoluzione quieta. Entro venti anni ci sarà un presidente che oggi ha un blog e la gente tornerà a leggerlo per vedere ciò che aveva detto.

  • Link all’intervista originale (in lingua spagnola).
  • L’intervista su El Pais
  • Il mio commento sul sito di Matt
  • Foto di EBE06 su Flickr

Idee brillanti dal Web 2.0 spagnolo

gcoop

Sfruttando la mia approfondita conoscenza della lingua spagnola, mi sto divertendo sempre di più a navigare nella blogosfera di un Paese che mostra al mondo segnali importanti di innovazione tecnologica, anche perché la Spagna è punto di riferimento di tutti gli stati in cui si parla l’idioma di Cervantes. Alludo naturalmente all’America Latina e a una buona fetta della comunità ispanica statunitense.

Mi piace segnalare due esempi. Il primo è Gcoop. Una directory di motori di ricerca personalizzati che sfrutta la tecnologia messa a disposizione da Google Co-op.

Gcoop, in sostanza, unisce tutti i migliori motori di ricerca personalizzati sorti come funghi sfruttando l’affascinante tecnologia di Google e come diretta conseguenza delle enormi potenzialità di questa applicazione. I motori possono essere proposti e segnalati dagli utenti, nel massimo spirito di collaborazione.

Idea decisamente brillante. Cosa aspettano gli sviluppatori italiani? Il primo che arriva potrebbe avere molta fortuna…

Il secondo e un classico esempio di aggregatore. Si chiama Feedorama e somiglia molto (non solo da un punto di vista grafico) a Original Signal piuttosto che a Popurls. Molto ben costruito ed efficiente è suddiviso per canali tematici e la scelta dei contenuti mi pare azzeccata.

In questo caso c’è chi da noi ci ha pensato con l’ottimo BasketUrl.

Anche se non conoscete lo spagnolo vale la pena dare un’occhiata.


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albertopiccini.it

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