La scuola violenta raccontata in un blog

Scuola Violenta



Scuola Violenta è un blog dove sono raccolti gli episodi di aggressioni, gli insulti, le violenze di ogni tipo che molti insegnanti purtroppo subiscono durante il loro lavoro.

L’autore è Gianluca Lovreglio, professore di lettere a Taranto nelle scuole medie e superiori. Il blog descritto con le sue parole:

Fare l’insegnante, in Italia, sta diventando sempre più un lavoro a rischio.

Questo blog raccoglie le notizie relative alle aggressioni, insulti, violenze di ogni tipo che gli insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado subiscono ogni giorno in tutta la Penisola, dal Nord al Sud.

Le fonti delle notizie sono tratte per lo più da Internet. Questo taglia fuori tutta una serie di quotidiani a tiratura locale, e fa supporre con buona ragionevolezza che il fenomeno, già di per sé spaventoso scorrendo questo blog, sia in realtà ancora più diffuso.

Nessun altro lavoro nell’ambito pubblico, oggi in Italia è più pericoloso dell’insegnamento. Il contatto diretto con le persone e la mancanza di qualunque tutela, sia in termini di sicurezza degli edifici, sia in termini legislativi, aggiunto alla immeritata scarsa considerazione sociale della categoria, fanno sì che fior di professionisti, laureati e specializzati, siano costretti a subire ogni giorno uno stillicidio di violenza a livelli così alti che minerebbe la salute psichica di un Giobbe.

Le categorie principali sono:

  • Alunni contro professori,
  • Alunni contro scuole,
  • Genitori contro professori,
  • Stato contro professori,
  • Violenza in genere.

E’ possibile consultare la mappa della violenza divisa per regioni italiane e la mappa della violenza divisa per ordini di scuola (elementare, media, superiore).

Un campionario sconcertante di atrocità in un quadro avvilente dove i docenti sono sempre più abbandonati a se stessi e in cui tristemente risalta lo scadimento del ruolo sociale della nostra importante professione.


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3 Risposte a “La scuola violenta raccontata in un blog”

  1. Sergejpinka dice:
    Pubblicato domenica 30 dicembre 2007 alle 15:23

    Salve Maestro! 🙂

    Ho letto il tuo articolo ed ho dato un occhiata al sito da citato.

    Mi è tornato alla mente il comportamento che noi studenti abbiamo avuto alle superiori al “Marconi” di Prato (PO).

    Niente di eccezionale, una scuola che faceva schifo, nella quale i bidelli si portavano a casa le sedie e nelle aule entravano i piccioni poiché il tetto era un groviera, un Preside che ci mandava a quel paese apertamente, il prof. di lettere Martorana che affermava pubblicamente che le nostri madri erano delle puttane, quella di fisica (prof.essa Moretti) che una volta mise rapporto ad un mio compagno poiché si era soffiato il naso troppo rumorosamente dunque reo di aver interrotto la sua lezione, il prof di Tecnologia (prof. Morozzi, soprannominato anche da i suoi stessi colleghi Merdozzi) che il primo giorno esordì con la frase “Buon giorno ragazzi, oggi vi interrogo, …tu cicciobello, vieni alla lavagna”.

    Un mio amico voleva mettere una bomba, finta ovviamente, ‘sì facendo da slitare l’entrata di noi scolari nell’Istituto: alla prima ora c’era interrogazione del tizio, non so se mi spiego…

    ‘nsomma un Istituto che ho sempre odiato e che sono ben lieto di aver lasciato il prima possibile.

    La nostra scuola fa completamente schifo: gli studenti pensano a divenire calciatori e veline, i professori pensano allo stipendio di fine mese.

    Ed il bello è che hanno anche ragione: in una cultura basata sull’assistenzialismo-nipotismo-gerontocrazia cosa ci si può aspettare? Forse sto giustificando gli atti di violenza? Se per giustificazione si intende che mi sto mettendo la coscienza a posto no, se si intende andiamo a scoprire le cause di questi effetti comportamentali, si.

    Sfido chiunque ad affermare che sto dicendo il falso quando dico che in Italia la cosa che si desidera di più è il fine e non il mezzo.

    Sembra che la pedagogia italiana si basi tutta sull’affermazione: “il fine giustifica i mezzi”. In fondo tutta la società italiana si basa su questa affermazione.

    Frequento la facoltà di Psicologia dell’Università di Firenze. Prof. Mecacci di Psicologia Generale fa notare al Preside della facoltà che il livello culturale degli alunni è bassissimo: risposta del Preside Sirigatti “…non vedo cosa ci sia di importante, te segali e loro se non riusciranno ad integrarsi con i nostri studi andranno al C.E.P.U.”, lo disse in una assemblea innanzi ad oltre 300 ragazzi mentre si stava discutendo del riassetto didattico-disciplinare della Riforma Zecchino-Berlinguer-Moratti dell’Università italiana.

    Nessuno ha voglia di far niente tutti desiderano l’immediato soddisfazione: la Bibbia la chiama Mammona, se non erro, e la paragona a qualcosa di satanico (non conosco molto la teologia, scusa).

    …anche alla Facoltà di Psicologia dell’Università di Firenze ho voglia di rimanerci il meno possibile…

  2. Alberto dice:
    Pubblicato domenica 30 dicembre 2007 alle 15:28

    C’è sempre il rovescio della medaglia. Ti capisco, anche se non condivido buona parte delle tue opinioni.

  3. Sbronzo di Riace dice:
    Pubblicato domenica 30 dicembre 2007 alle 19:02

    ma era una scuola o un lager ? Mica sono tutte così le scuole.

    poi il prof stronzo c’è in ogni scuola, come in tutti i settori le pecore nere non mancano, anche tra gli alunni.

    Poi un conto sono gli alunni che fanno le marachelle ed un conto sono quelli che fanno i bulli veri e propri.

    ed i bulli ci sono anche fuori dalle scuole per colpa di genitori che quando il loro figlio compie qualcosa di grave, lo giustificano.

    Mi sembra che tutti abbiano perso la ragione, Ministri, insegnanti, alunni, genitori.

    Poi non parliamo del fenomeno bullismo, internet e telefonini, che sembra che il bullismo sia nato adesso.

    Non avrai scelto psicologia perché sei rimasto traumatizzato dalla scuola? 🙂

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